X In nomine domini nostri Ihesu Christi Dei eterni. Anno ab incarnatione eiusdem .MC.
octogesimo sexto, mense madii, quarta indictione, et vicesimo primo anno regni domini nostri
Willelmi, Dei gratia Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue magnifici et gloriosissimi regis.
Quoniam indecens est aliquam ecclesiam consecrari, dote carentem, ideo ego Theodora, uxor
quondam Cesarii de Gaderisio, una cum Ligorio filio meo, civi Neapolitano et baroni civitatis
Averse, sicut aptum et congruum nobis est, bona et enim nostra voluntate, pro Dei amore et
pro redemptione animarum nostrarum, et parentum nostrorum, per hoc videlicet scriptum, in
presentia Stephani, predicte Aversane civitatis iudicis, et alius testis, astantibus etiam subscriptis
hominibus, imperpetuum damus, tradimus atque offerimus cappelle Sancte Marie, que sita est
infra curtem nostram Pascarole, quam predictus Cesarius, olim vir meus, construxit, quam
videlicet cappellam vos dominus Falco, Dei gratia venerabilis Aversane Sedis episcopus, consilio
et voluntate canonicorum fratrum vestrorum, dedicastis, hoc est integras duas petias terre,
hereditagio nostro pertinentes, que dicuntur continere quattuor modios, que esse videntur in
pertinentiis predicte ville Pascarole, in loco ubi dicitur Cesa Candosa, quam terram cappellanus,
in servitio ipsius cappelle constitutus, habere debet, salvo hoc, quod ego que supra Theodora
et Ligorius, filius meus, et filii ipsius Ligorii de legitimo matrimonio nati, iura patronatus ipsius
cappelle habere debemus. Prima vero petia terre hos habet fines: ab oriente est finis terra
Gregorii de Monteforti et Petri, fratris eius, et terra Ligorii de Gaderisio, et terra ecclesia
Sancti Petri de Caivano; a meridie est finis terra Nicolai Curchi, et terra Rogerii Curchi, et
terra presbiteri Dominici de Cayvano; ab occidente est finis terra predicti Gregorii de
Monteforti et Petri, fratris eius; a septemtrione est finis terra eiusdem Gregorii et fratris eius,
et via publica. Secunda petia terre habet hos fines: ab oriente, occidente et septemtrione est
finis terra prefati Gregorii de Monteforti et Petri, fratris eius; a meridie est finis terra predicti
presbiteri Dominici de Cayvano; una cum omnibus inferioribus et superioribus suis, et cum viis
suis ibidem intrandi et exeundi, atque cum omnibus aliis suis pertinentiis, nos qui supra Theodora
et Ligorius, qui sumus mater et filius, dedimus, tradidimus atque optulimus predicte cappelle
Sancte Marie, ad possessionem et proprietatem ipsius cappelle et rectorum eius presentium
et futurorum. Eadem vero cappella annuatim reddet Aversane Ecclesie, pro sinodo, duos
tarenos Amalfie tantum, et nihil amplius; quos tarenos cappellanus, in ipsa cappella constitutus,
annuatim persolvet memorate Aversane Ecclesie, in adventu Domini, pro parte et vice ipsius
cappelle. De cappellano autem iamdicte cappelle inter nos ita est constitutum: quod ego que
supra Theodora et Ligorius, prefatus filius meus, vel filii ipsius Ligorii de legitimo matrimonio
nati, ipsum cappellanum debemus invenire, et vobis qui supra domino Falconi, venerabili
Aversano episcopo, seu successoribus vestris, representare, quem vos, vel successores vestri,
in ipsa cappella, ad divinum servitium faciendum, ordinare debetis, et ipse cappellanus erit
iuratus vester et successorum vestrorum; et obedientiam vobis et successoribus vestris faciet
et observabit, sicut iustum fuerit, salvo in omnibus iure episcopali. Predicta vero cappella non
habet parrochiam, nec debet habere, nec baptisterium, nec cereum benedictum, nec cimiterium;
sed tantum unam campanam habebit. In festo autem natalis Domini et in pasca, ego nominata
Theodora et Ligorius, iamdictus filius meus, et filii ipsius Ligorii de legitimo matrimonio nati, et
uxores eorum, et homines de curte nostra, ad divinum servitium audiendum, ad ecclesiam Sancti
Georgii ire debemus, et oblationes ibi portabimus. Et si illuc non iverimus, et in dicta cappella
officium in iamdictis festivitatibus audire noluerimus, oblationes nostras ad eandem ecclesiam
Sancti Georgii mittemus. Si vero de me que supra Theodora, vel de supradicto Ligorio, filio
meo, seu de legitimis filiis eius sine legitimis heredibus minus evenerit, predicta cappella libera
et absoluta ad matrem Ecclesiam, cum tota dote sua, sine alicuius vel aliquorum contrarietate,
revertat. Et taliter nos que supra Theodora et Ligorius, qui sumus mater et filius, qualiter nobis
congruum fuit fecimus, et te Iohannem, Averse notarium, qui interfuisti, scribere rogavimus.
Actum in predicta villa Pascarole. Iohannes. |
X Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo Dio eterno, nell’anno MC ottantesimo sesto
dall’incarnazione dello stesso, nel mese di maggio, quarta indizione, e nel ventesimo primo
anno di regno del signore nostro Guglielmo, per grazia di Dio magnifico e gloriosissimo re di
Sicilia, del ducato di Puglia e del principato di Capue. Poiché non è decoroso che sia
consacrata una chiesa carente di dote, per tal motivo io Teodora, moglie del fu Cesario
de Gaderisio, insieme a Ligorio figlio mio, cittadino napoletano e barone della città di Averse,
come per noi è opportuno e congruo, certo per nostra buona volontà, per amore di Dio e per
la redenzione delle anime nostre e dei nostri parenti, mediante questo scritto, in presenza di
Stefano, giudice della predetta città aversana, e di altro testimone, presenti anche i sottoscritti
uomini, in perpetuo diamo, consegniamo e offriamo alla cappella di santa Maria, che è sita
dentro la nostra corte di Pascarole, che costruì il predetto Cesario, già mio marito, la quale
cappella per vero avete dedicato voi domino Falco, per grazia di Dio venerabile vescovo della
sede aversana, con il consiglio e la volontà dei vostri fratelli canonici, vale a dire due integri
pezzi di terra, per eredità a noi appartenenti, che sono detti comprendere quattro moggia e che
risultano essere nelle pertinenze del predetto villaggio di Pascarole, nel luogo detto Cesa Candosa,
la quale terra deve avere il cappellano assegnato al servizio della predetta cappella, salvo
che io anzidetta Teodora e Ligorio, figlio mio, e i figli dello stesso Ligorio nati da legittimo
matrimonio, dobbiamo avere i diritti di patronato della detta cappella. Invero il primo pezzo
di terra ha questi confini: a oriente è la terra di Gregorio di Monteforti e di Pietro, fratello
suo, e la terra di Ligorio de Gaderisio, e la terra della chiesa di san Pietro di Caivano; a
mezzogiorno è la terra di Nicola Curchi, e la terra di Ruggiero Curchi, e la terra del presbitero
Domenico di Cayvano; a occidente è la terra del predetto Gregorio di Monteforti e di Pietro,
fratello suo; a settentrione è la terra dello stesso Gregorio di suo fratello, e la via pubblica. Il
secondo pezzo di terra ha questi confini: a oriente, occidente e settentrione è la terra del
predetto Gregorio di Monteforti e di Pietro, fratello suo; a mezzogiorno è la terra dell’anzidetto
presbitero Domenico di Cayvano. Con tutte le cose sottostanti e sovrastanti, e con le loro vie
per entrarvi e uscirne, e con ogni altra loro pertinenza, noi suddetti Teodora e Ligorio, madre
e figlio, abbiamo dato, consegnato e offerto alla predetta cappella di santa Maria, in possesso
e proprietà della detta cappella e dei suoi rettori presenti e futuri. Invero la stessa cappella
annualmente consegni alla chiesa aversana, per il sinodo, due tareni di Amalfie soltanto e
niente più; i quali tareni il cappellano stabilito nella stessa cappella, ogni anno li paghi all’anzidetta
chiesa aversana nell’Avvento del Signore, per la parte e per conto della detta cappella. A riguardo
poi del cappellano della predetta cappella così è stato stabilito tra noi: che io suddetta Teodora e
Ligorio, predetto figlio mio, o i figli dello stesso Ligorio nati da legittimo matrimonio, dobbiamo
trovare il detto cappellano, e presentarlo a voi suddetto domino Falcone, venerabile vescovo
aversano, o ai vostri successori. Il quale voi, o i vostri successori, dovete ordinare nella stessa
cappella per espletare le funzioni sacre, e il detto cappellano sarà legato da giuramento a voi e
ai vostri successori, e farà e osserverà obbedienza a voi e ai vostri successori, come sarà giusto,
fatto salvo in ogni cosa il diritto episcopale. Invero la predetta cappella non ha né deve avere
parrocchia, né battisterio, né cero benedetto, né cimitero; ma soltanto avrà una campana. Inoltre
nella festività del Natale del Signore e in Pasqua, io anzidetta Teodora e Ligorio, predetto figlio mio,
e i figli dello stesso Ligorio nati da legittimo matrimonio, e le loro mogli, e gli uomini della nostre corte,
dobbiamo andare alla chiesa di san Giorgio ad ascoltare la funzione sacra e ivi porteremo le offerte.
E se là non andassimo e nella predetta chiesa non volessimo ascoltare le funzioni nelle anzidette
festività, manderemo le nostre offerte alla detta chiesa di san Giorgio. Se invero di me anzidetta
Teodora, o del predetto Ligorio, figlio meo, o dei suoi legittimi figli accadesse che non vi fossero
legittimi eredi, la predetta cappella libera e senza legami ritorni alla madre Chiesa, con tutta la sua
dote, senza contrasto di chiunque o chicchessia. E in tal modo noi anzidetti Teodora e Ligorio,
madre e figlio, come per noi fu congruo abbiamo fatto, e a te Giovanni, notaio di Averse, che
fosti presente, chiedemmo di scrivere. Redatto nell’anzidetto villaggio di Pascarole.
Giovanni. |